L'allevamento dei cavalli

Dalle fonti scritte e dai reperti ritrovati, sappiamo che l'allevamento dei cavalli veneti era famoso in tutto il mondo di allora.
Omero, fra gli autori più antichi, è stato il primo a citare i cavalli veneti. Egli nell'Iliade, il poema che narra la guerra di Troia, scrive: "…Pilemene dal forte cuore guida i Paflagoni che vengono dagli Eneti, il paese delle mule selvagge…"
I cavalli venivano allevati allo stato semibrado cioè in branchi che vivevano liberi in zone controllate.
Strabone, storico e geografo greco vissuto nel I secolo a.C., racconta che i cavalli veneti venivano marchiati con la testa di un lupo e perciò egli li chiama "cavalli lupiferi".

Sempre Strabone racconta che i cavalli veneti erano ammirati anche da Dionisio, il tiranno di Siracusa, che li acquistava per migliorare le razze dei suoi allevamenti.
A quel tempo i Veneti, quando andavano a chiedere un "aiuto" alle divinità, offrivano degli ex-voto tra cui piccoli cavalli fatti di pietra o di metallo.
I cavalli veneti aiutavano l'uomo nel lavoro dei campi, ma soprattutto venivano usati dai cavalieri, i soldati dell'esercito veneto e romano, nelle guerre.
Inoltre, i cavalli veneti erano ricercatissimi per gli spettacoli ippici, a cui sia i Greci che i Romani amavano molto assistere. 
Per i Veneti il cavallo era un animale molto importante, infatti, quando i capi morivano, venivano sepolti nella tomba con il loro cavallo.