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La caccia e la pesca |
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La caccia e la pesca erano molto importanti per la sopravvivenza dei Veneti antichi, anche se essi praticavano l'allevamento e l'agricoltura.
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Il territorio, dove si erano fermati i Veneti, era fertile e in gran parte ricoperto da boschi popolati da selvaggina di ogni specie: orsi, cervi, volpi, lepri, cinghiali, caprioli, molti tipi di uccelli e lupi. |
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I Veneti cacciavano i lupi perché questi animali rappresentavano una minaccia per gli animali allevati dagli uomini. Inoltre, il lupo era per i Veneti una presenza quasi divina, forse perché erano impauriti dal suo ululato. |
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La selvaggina veniva cacciata non solo per mangiare le carni, ma anche per utilizzare le parti dure come le ossa e le corna.
Con le ossa e le corna, che erano più adatte per essere lavorate, i Veneti costruivano impugnature per gli attrezzi, punteruoli, manici, pettini per cardare (=pettinare) la lana, bicchieri e ornamenti per i gioielli.
Il materiale più usato per la costruzione di questi oggetti era il corno di cervo. |
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Il territorio abitato dai Veneti era molto ricco d'acqua, quindi anche la pesca era molto praticata nelle acque dei fiumi, nei laghi, nelle valli lagunari e nel mare Adriatico.
Le anguille, in particolare, venivano catturate con delle trappole fatte con canne di palude sistemate in modo da formare un corridoio a labirinto che portava in una "camera" chiusa.
Le anguille venivano attirate con delle esche e, una volta entrate, non riuscivano più ad uscire.
La pelle dell'anguilla, che è molto robusta, veniva utilizzata per fare dei legacci e, forse, per fare le corde degli archi.
Le frecce invece venivano fatte con asticciole leggere e robuste ricavate dalle piante. |
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