I Veneti antichi conoscevano e praticavano la metallurgia, cioè la tecnica per la lavorazione dei metalli, che scoprirono intorno al IX (nono) secolo a.C. .
Usavano metalli come il rame, lo stagno, il bronzo che è una lega che si ottiene fondendo insieme rame e stagno, l'argento, l'oro e, dal V (quinto) secolo a.C., il ferro.
Il bronzo giungeva dal Trentino allo stato in parte lavorato sotto forma di blocchetti denominati "pani"; il ferro giungeva dai monti metalliferi dell'Etruria.
Per estrarre il metallo, frantumavano le rocce fino ad ottenere una specie di sabbia che poi veniva messa nei forni ad alta temperatura per far fondere il metallo.
I forni venivano riscaldati bruciando la legna.
Per far fondere il ferro era necessario raggiungere nel forno temperature molto alte perciò veniva usato come combustibile il carbone, che si otteneva bruciando lentamente la legna.
Quando il metallo era allo stato liquido veniva versato in uno stampo che aveva la forma dell'oggetto che si voleva ottenere. Gli stampi erano in pietra o in terracotta.
Gli oggetti uscivano dallo stampo allo stato grezzo, poi si rifinivano a freddo, levando le sbavature con degli utensili.
Con i metalli si costruivano armi (spade, elmi, scudi), oggetti di ornamento (fibule, spilloni, vasi, mestoli, statuine) e attrezzi (zappe, falci, asce), che servivano ai guerrieri, ai contadini, agli artigiani e ai commercianti.
I Veneti erano molto esperti nella lavorazione su lamina di bronzo che decoravano con disegni geometrici o con disegni di animali, piante, divinità, usando la tecnica dell'incisione e dello sbalzo.
L'incisione e lo sbalzo venivano eseguiti dall'artigiano sul rovescio dell'oggetto da decorare, incidendo e battendo con attrezzi come punteruoli, stili e martelli.
Lavorando sul rovescio della lamina si otteneva poi sul davanti la decorazione voluta.